La ripresa dopo la pausa estiva è stata l’occasione per il Rotary Club Cremona Monteverdi per fare il punto sui service già avviati e sulle iniziative che accompagneranno l’anno rotariano 2026/2027.
La prima conviviale di settembre, ospitata all’Osteria Il Pozzo di Olza, ha riunito soci e amici in un clima informale, ma con lo sguardo già rivolto ai progetti sui quali il Club sta lavorando. Gradita ospite della serata Roberta Canova, presidente dell’associazione Accendi il Buio, coinvolta in uno dei principali service dell’anno.
Ad aprire la serata è stato l’aggiornamento sui progetti del Monteverdi, a partire da “Il filo rosso”, iniziativa nell’ambito del service “I care We Care” che punta sulla prevenzione, sull’informazione e sulla possibilità di chiedere aiuto di fronte a situazioni di violenza domestica, bullismo, discriminazione razziale e stalking.
Il progetto ha ottenuto il patrocinio del Comune di Cremona e, grazie alla collaborazione della socia Helga, anche quello del Gruppo Terziario Donna di Confcommercio.
Un secondo sviluppo del service riguarderà la realizzazione di brevi video di forte impatto, affidati alla regista Denise Valentino e alla sua compagnia teatrale. Filmati di pochi secondi, pensati per scuole e altri luoghi di sensibilizzazione, con l’obiettivo di attirare l’attenzione e soprattutto invitare alla riflessione sui temi affrontati dal progetto.
La parte centrale della conviviale è stata quindi dedicata al service realizzato con Accendi il Buio, associazione nata nel 2010 dall’iniziativa di un gruppo di famiglie e impegnata nella costruzione di opportunità, attività e percorsi per persone con autismo e per le loro famiglie.
A raccontarne storia e attività è stata la presidente Roberta Canova, che ha ricordato anche l’origine particolarmente significativa del nome. “Accendi il buio” sono infatti le parole pronunciate da un giovane Giulio che, al momento di andare a dormire, cercava così di esprimere al padre il desiderio di spegnere la luce. Una frase diventata nel tempo il nome e uno dei simboli dell’associazione.
Negli anni Accendi il Buio ha sviluppato diversi progetti dedicati al tempo libero e allo sport, rivolti a bambini, adolescenti e adulti con differenti necessità. Proprio dal confronto con famiglie ed educatori è emerso con forza il valore delle attività in acqua.
Da qui ha preso forma il progetto sul quale il Rotary Club Cremona Monteverdi ha deciso di intervenire concretamente. Dopo le positive esperienze svolte nella piscina del Centro CR2 Sinapsi, il passo successivo è stato immaginare un’attività all’interno della piscina comunale, capace di aggiungere al benessere offerto dall’acqua anche un’importante dimensione di inclusione e condivisione degli spazi.
Il Club si è quindi attivato per costruire le condizioni necessarie alla realizzazione del progetto, avviando il confronto con l’Amministrazione comunale che ha portato alla possibilità di avviare il percorso presso la piscina Forus di Cremona.
Un primo importante banco di prova è arrivato il 5 settembre con l’Open Day dedicato alla valutazione dell’acquaticità dei partecipanti. Una giornata che ha dato risposte molto positive e che è stata raccontata ai soci anche attraverso il contributo video di Margot, educatrice e coordinatrice di alcuni progetti di Accendi il Buio.
L’ingresso in un ambiente nuovo, ampio e ricco di stimoli come una piscina pubblica rappresentava infatti uno degli aspetti da affrontare con maggiore attenzione. Gli educatori hanno preparato i ragazzi attraverso storie sociali corredate da fotografie degli spazi e un semplice sistema a semaforo: il verde per indicare il momento in cui entrare e rimanere in acqua, il rosso per segnalare quando uscire.
La risposta è andata oltre le preoccupazioni iniziali. Tutti i partecipanti hanno potuto proseguire nel progetto e, pur con modalità differenti, hanno mostrato di vivere positivamente l’esperienza. Margot ha raccontato ai soci anche alcuni episodi della giornata, capaci di mostrare come il risultato non si misuri necessariamente nell’entrare in acqua, ma nella possibilità per ciascun ragazzo di stare bene e vivere serenamente un ambiente nuovo.
“Con il giusto supporto e approccio possiamo offrire opportunità significative di inclusione e di benessere”, ha sottolineato l’educatrice nel suo intervento.
È proprio la concretezza dell’esperienza ad aver restituito al Club il significato del percorso intrapreso: partire dall’ascolto di chi ogni giorno lavora accanto ai ragazzi e alle loro famiglie, individuare un bisogno e contribuire a creare le condizioni perché una risposta possa diventare realtà.


